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Economy for dummies

Socialismo: Hai 2 mucche. Il tuo vicino ti aiuta ad occupartene e tu dividi il latte con lui.

Comunismo: Hai 2 mucche. Il governo te le prende e ti fornisce il latte secondo i tuoi bisogni.

Fascismo: Hai 2 mucche. Il governo te le prende e ti vende il latte.

Nazismo: Hai 2 mucche. Il governo prende la vacca bianca ed uccide quella nera.

Dittatura: Hai 2 mucche. La polizia te le confisca e ti fucila.

Feudalesimo: Hai 2 mucche. Il feudatario prende metà del latte e si arroga lo ius primae noctis con tua moglie.

Democrazia: Hai 2 mucche. Si vota per decidere a chi spetta il latte.

Democrazia rappresentativa: Hai 2 mucche. Si vota per chi eleggerà la persona che deciderà a chi spetta il latte.

Anarchia: Hai 2 mucche. Lasci che si organizzino in autogestione.

Capitalismo: Hai 2 mucche Ne vendi una per comprare un toro ed avere dei vitelli con cui iniziare un allevamento.

Capitalismo selvaggio: Hai 2 mucche. Fai macellare la prima ed obblighi la seconda a produrre tanto latte come 4 mucche. Alla fine licenzi l’operaio che se ne occupava accusandolo di aver lasciato morire la vacca di sfinimento.

Capitalismo “a scatole cinesi”: Hai 2 mucche. Ne vendi 3 alla tua Società quotata in borsa, utilizzando lettere di credito aperte da tuo fratello sulla tua banca. Poi fai uno scambio delle lettere di credito, con una partecipazione in una Società soggetta ad offerta pubblica e nell’operazione guadagni 4 mucche beneficiando anche di un abbattimento fiscale per il possesso di 5 mucche. I diritti sulla produzione del latte di 6 mucche, vengono trasferiti da un intermediario panamense sul conto di una Società con sede alle Isole Cayman, posseduta clandestinamente da un azionista che rivende alla tua Società i diritti sulla produzione del latte di 7 mucche. Nei libri contabili di questa Società figurano 8 ruminanti con l’opzione d’acquisto per un ulteriore animale. Nel frattempo hai abbattuto le 2 mucche perchè sporcano e puzzano. Quando stanno per beccarti, diventi Presidente del Consiglio.

Capitalismo austero: Hai 2 mucche. Tu le mantieni, il governo si prende il latte e ti mette una tassa sulla stalla, la mangiatoia, la produzione. A te rimane lo sterco. Intanto è in approvazione un disegno di Legge sulla tassazione dei rifiuti organici animali.

Google Drive

Due giorni fa sono stato “ammesso” a far parte degli eletti utilizzatori di Google Drive.

Per chi non lo sapesse, Google Drive vuole è la versione di Mountain View per lo storage online. Detto in parole povere, Google ha “finalmente” deciso di fare concorrenza a Dropbox (che sfrutta i server Amazon), a SkyDrive (Microsoft) e iCloud (sì, Apple).

Google Drive si colloca come un’evoluzione di Google Documents, e sin da subito si pone al centro di polemiche che riprendono quelle legate alla privacy che erano state sollevate da Documents. Come evidenziato dal buon ilSalgo in questo interessante articolo, in realtà i problemi di privacy sussistono per tutti i servizi di storage online. Se poi ci si sofferma a pensare che in realtà i termini del contratto li abbiamo già sottoscritti nel momento in cui abbiamo deciso di utilizzare uno qualunque dei servizi offerti da Google, le polemiche sulla privacy di Google Drive sono inutili.

Google Drive unisce due servizi differenti all’interno di uno solo: da un lato porta avanti il discorso avviato con Documents del “cloud writing”; dall’altro aggiunge all’offerta la possibilità di riunire in un solo posto anche altri documenti. Installando il client sul proprio pc, verrà creata una directory apposta all’interno della quale verrano messi tutti i file (documenti, immagini, exe, mp3 e così via), esattamente come avviene per Dropbox.

Chi come me avesse già utilizzato il servizio Documents si troverà salvati dentro la directory una serie di “bookmarks” che rimandano ai rispettivi files. Interessante notare che tali links sono etichettati come .gdoc, .gspreadsheets e così via, lasciando presagire che in un futuro non troppo lontato possa nascere un “Google Office” che permetta la modifica di questi files anche offline, sia pure magari utilizzando solo una cache locale e necessitando quindi di una connessione internet per l’effettivo salvataggio. Questo sarebbe un importante passo avanti verso la realizzazione di un ufficio paperless (anche se sappiamo benissimo che si tratta di un’utopia).

Purtroppo, così come è, Google Drive non trasmette ancora un valore aggiunto superiore a quello dei concorrenti, in particolare a Dropbox. Google ha dalla sua la potenzialità di integrazione con tutti gli altri servizi offerti, ma dovremo aspettare ancora un po’ prima di poter dire con cognizione se la mossa di Big G sia una semplice imitazione della concorrenza o se invece si tratterà di qualcosa di veramente innovativo.

Frequency never sleeps

Ci eravamo appena abituati al Digitale Terrestre che già le frequenze non bastano più.  Già, perchè con il diffondersi di smartphones e altri dispositivi portatili in grado di ricevere varie frequenze di onde radio, c’è sempre più fame di frequenze per la crescita smodata dell’offerta di canali digitali, stando alle parole dell’ingegner Mario Frullone, direttore delle ricerche della Fondazione Ugo Bordoni.

Adozioni del DVB-T a Giugno 2008

 

In realtà la faccenda è un po’ più complicata. Se da una parte è corretto affermare che la richiesta di frequenze è incrementata, non è però vero che il DVB-T2 sia una risposta a questo aumento: la codifica DVB-T2 è semplicemente un’evoluzione della DVB, serve a migliorare il segnale e la qualità delle immagini trasmesse. Che poi indirettamente il nuovo standard permetta anche di ampliare la banda ricevibile dai decoder, è solo un effetto collaterale.

Si tratta di un’innovazione incrementale, nel senso che non si viene a stabilire una nuova tecnologia (come invece è stato il caso del DVB), con delle caratteristiche particolari.

Di solito infatti l’adozione di una tecnologia incrementale avviene per differenziarsi rispetto ai concorrenti: in questo caso però l’adozione del DVB-T2 è imposta dal governo. Tramite un decreto infatti è stato reso obbligatorio per i produttori di apparecchi televisivi di dotare i nuovi dispositivi di decoder atti a ricevere la nuova codifica e di cessare la vendita di apparecchi privi di decoder. Il tutto, in vigore da gennaio 2015.

Il problema è che DVB e DVB-T2 non sono compatibili (o meglio, lo sono in misura retroattiva, cioè il T2 “legge” l’altro ma non viceversa). E per quanto ci vorranno anni prima che i nuovi decoder siano ampiamente diffusi al punto di giustificare economicamente il passaggio al DVB-T2, si tratta sempre di una scelta forzata.

Il passaggio al digitale terrestre ha creato parecchi problemi, perchè ha obbligato tutti, dal tifoso di calcio che voleva le partite in HD alla casalinga di Voghera che si guarda Forum mentre cucina l’amatriciana, a cambiare apparecchio televisivo, pena la perdita di un mezzo di intrattenimento. Però era un passaggio inevitabile, dato che eravamo come al solito il fanalino di coda dell’Europa e, nell’ottica di un mercato comunitario, era doverso aggiornarci.

Passare a una versione migliorata del digitale terrestre significa ripetere il procedimento, ma i benefici che se ne potranno trarre sono veramente pochi. Il fatto che le immagini avranno maggiore qualità avrà conseguenze solo per chi si guarda le partite in HD su un 40″, non certo sulla fruizione di Amici o del Grande Fratello. Avere un maggior numero di canali può essere positivo, ma l’esperienza insegna che difficilmente questi daranno un valido contributo all’offerta.

In un momento di crisi e di instabilità com quello in cui ci troviamo, pare poco opportuno imporre per legge un ulteriore rinnovo dell’apparecchio televisivo. Perchè se è vero che il decreto non obbliga nessuno a farlo, è pur vero che, obbligando i produttori ad adeguarsi si pongono le basi per il passaggio da parte delle emittenti. E questo, signori, è giocare con il mercato: ancora non abbiamo imparato nulla?

Sei un drago: gioco dell'oca alcolico

Metti una sera a cena da amici. Una sera piovosa, di quelle in cui ti ci vorrebbe una maschera e il boccaglio per attraversare le strade di Milano.

Metti una sera da amici che hanno una scorta di bottiglie di vino pressoché inesauribile.

Metti poi che una persona (io) abbia sentito parlare di un gioco dell’oca “particolare” e che lo porti con sè alla serata. Sono garantiti momenti di pura follia.

Il gioco si chiama “Busket Klub”, ed è l’ideale per la serata di Capodanno, ma va benissimo anche in altri periodi dell’anno. Magari non prima di un esame o di una giornata importante, però.

Credits: Mimì, che ha fatto una foto migliore della mia

Occorrente:

  • almeno quattro amici (ma più si è meglio è, noi eravamo una decina)
  • una scorta di bottiglie di vino (si suggerisce di dar fondo alle migliori all’apertura del gioco)
  • almeno due copie della plancia, perchè è facile rovinarla
  • cibo per riuscire a sostenere la dose di alcol.

Poi basta che andate a questo indirizzo e scarichiate le regole e la plancia (entrambi in pdf). Le regole in realtà sono molto semplici: si gioca come al gioco dell’oca, solo che nelle caselle ci sono le istruzioni su chi deve bere e quanto deve bere. Ovviamente non ci si può rifiutare di farlo, pena squalifica.

E ricordate, giocate responsabilmente (cit.)!

Hunter and Bear's birthday party

Lo scopo di una campagna di marketing virale è proprio quella di essere condivisa dal maggior numero di persone possibile nel maggior numero di modi possibili. Pertanto, deve essere realizzata in maniera tale che il suo formato sia condivisibile in più modi.

Inoltre, ormai ci troviamo nell’era del Web 2.0, ovvero della Rete interattiva, per cui la possibilità di interazione è fondamentale.

Una delle campagne virali più interessanti è quella della Tipp, società nota per il suo “bianchetto a rullo”.

Nel 2010 aveva lanciato un video in cui un cacciatore doveva sparare a un orso, ma in realtà non voleva farlo e così usava il correttore per inserire un form nel titolo del filmato. L’utente era invitato a riempire lo spazio con un verbo a sua scelta, che lo avrebbe portato a visualizzare l’azione corrispondente. C’era proprio di tutto (sì, anche quello, maliziosi!), e la campagna ha avuto successo.

Quest’anno, forte della profezia Maya secondo cui il mondo dovrebbe finire il 21 Dicembre 2012, ci hanno riprovato. Il video mostra il cacciatore e l’orso, ormai amici, che si accingono a festeggiare il compleanno dell’animale quando dal cielo appare un meteorite. Ancora una volta il correttore Tipp-Ex giunge in soccorso dei due: l’utente deve inserire un anno a sua scelta e si vedrà il corrispondente compleanno dell’orso.

Link al video

Una piccola chicca: vale la pena di lasciar passare un po’ di tempo prima di inserire un anno.

Pasqua 2012

Buona Pasqua!

Attualissimo. Si consiglia inoltre la lettura del testo integrale del Dialogo dell’Anticristo. Se lo preferite in versione cartacea, lo trovate qua.

Quando l'originale è meglio della copia (Van Gogh)

C’è poco da fare, l’uomo pensa di essere meglio di Dio, poi guarda la Terra (in questo caso gli oceani) e si rende conto che lui non è nulla.

Si ringrazia Paolo Attivissimo per il video.

A must see

Ieri sera, complici  un intenso lavoro di gruppo, una pizza tardi e un po’ di  limoncello, sono finito a parlare di film must-see.
Dato che i miei interlocutori hanno richiesto a gran voce una lista “completa ed esaustiva” (seeee, come no?) di film da vedere, e pensando possa essere cosa interessante anche per i miei venticinque lettori, ecco a voi la lista.
I film sono in ordine sparso. Per ogni titolo, dato che sono tanti, una riga di commento e un link a un trailer o scena clou. Non garantisco l’assenza di spoilers.
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Costa Crociere, il calvario prosegue

La Costa Allegra in navigazione. Si nota l'origine come portacontainer

Non bastava la manovra azzardata di Schettino con le sue tragiche conseguenze ormai ben note a tutti (se non ne siete al corrente, allora vuol dire che venite da un altro pianeta, ne parlano anche in Cina!), ora anche la Costa Allegra, una ex-portacontainer del 1969 riconvertita nel 1992 come nave passeggeri, dà il suo contributo all’affossamento della Costa Crociere.

La Costa Allegra, in navigazione nelle acque a nord dell’isola-continente di Madagascar verso le Seychelles, ha infatti subìto un incendio in sala macchine intorno alle 10 (ora italiana). Le fiamme, prontamente domate, hanno messo fuori uso i motori, costringendo la nave alla deriva. Apparentemente non ci sono state vittime, nè tra i passeggeri nè tra l’equipaggio.

L’equipaggio ha lanciato l’SOS e, per precauzione, ha dato l’allarme generale. Mezzi di soccorso stanno già accorrendo sul posto, e quindi l’incidente pare ormai felicemente concluso: è vero che il mare è forza 4, ma la Costa Allegra, avendo un passato da portacontainer, dovrebbe essere in grado di reggere un po’ di onde anche a macchine ferme.

 Anche se probabilmente i passeggeri potranno raccontare allegramente la “disavventura”, questo è un brutto colpo per la Costa (e per la Carnival che la controlla). Se infatti è vero che, a due ore dalla diffusione della notizia (il Sole l’ha pubblicata intorno alle 16), Google Italia non mostra trend di ricerca verso la Costa Allegra, è pur vero che su Twitter i commenti si sprecano. Su Facebook ancora poca attività, vedremo domani se stanotte ci sarà un boom di battute di cattivo gusto o no. La BBC già non si spreca nell’accomunare le due navi, azzardando un paragone un po’ estremo.

Se fossi un bastardo, venderei allo scoperto un po’ di azioni Carnival…

Ora, oltre alla naturale contrazione del settore dovuta alla crisi, e alla comprensibile paura che un altro capitano voglia cimentarsi nella tradizione dell’inchino (si spera con migliori risultati), la Costa dovrà fare i conti anche con la comprensibile paura di guasti sulle navi. Non che prima questa eventualità non ci fosse, così come non è che scegliendo un competitor della Costa non ci saranno problemi, ma ovviamente questa sarà un’evenienza che verrà subito in mente al turista al momento della pianficazione della crociera!

Non vorrei davvero essere nei panni di Pier Luigi Foschi!

Passano gli anni, e non cambia poi molto

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Dal 1987 al 2012 non è cambiato poi molto… tranne che adesso non c’è bisogno di andare a un colloquio per sentirselo dire, lo sappiamo già mentre “ci stiamo divertendo”, come direbbe il selezionatore del video!